30
Jun

La Caccia di Artemide

   Posted by: Federico   in Voci di Corte

Vista dei Giardini

I più grandi geni del XVII secolo realizzarono il capriccio di Luigi XIV: tramutare una ridicola tenuta di caccia, ubicata in una radura sterile e triste, nella più maestosa reggia che sia mai esistita.
I lavori di bonifica trasformarono la piana paludosa che circondava il piccolo castello in un colossale giardino all’italiana: ciò che molti non sanno è che l’estatica visione degli eleganti vialetti del parco era costantemente accompagnata dal caldo torrido e dall’opprimente presenza delle zanzare; entrambi i disagi erano per lo più alimentati dai numerosi laghi che il Re Sole volle per irrigare il suo giardino.

La battuta della Caccia di Artemide era una vera e propria cerimonia ripetuta ogni anno con una ritualità -come direbbero i meno sensibili- esasperante, o -come invece pensava ogni buon cortigiano- perfetta! Gli occhi dei più umili sarebbero rimasti profondamente colpiti se avessero potuto vedere la sontuosità degli abiti, dei trucchi, dei broccati e dei nastri di cui i cortigiani amavano ornarsi. Tanto per citare un esempio: molte voci circolavano sulla parrucca portata dal Grand Dauphin, il figlio primogenito di Luigi XIV, colui che avrebbe ereditato il grande Regno della Francia che si estendeva fino alle Americhe; ebbene qualcuno, certamente più attaccato al denaro che non alla ricerca della bellezza, paragonò il costo della sua parrucca a quello per edificare il piccolo castello di Limoges!

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1
Aug

La Venere e l’Apollo

   Posted by: Federico   in Voci di Corte

Il sole era ormai alto nel cielo quando i cortigiani di Versailles iniziarono a svegliarsi. Per tenere il fior fiore della nobiltà sempre vicino a sé, l’Apollo aveva preteso che essi andassero ad abitare nella cittadina che stava sorgendo proprio accanto la Reggia. Non un comune villaggio ma una vera e propria città, formata esclusivamente da enormi palazzi di impareggiabile eleganza. I nobili non avevano bisogno di essere destati dai propri servitori, in quanto venivano di fatto svegliati dal rumore dei passi dei moschettieri che si esercitavano per le vie della città di buon mattino. Nessuna tromba, nessuna fanfara, solo le esplosioni dei moschetti e il clangore delle spade incrociate.
Sembrava profilarsi una giornata come le altre ma, dopo la Caccia di Artemide, i sostenitori del Condé avevano capito che qualcosa era cambiato, cose che di solito riguardavano l’alta nobiltà e non pedine relativamente secondarie come i nobili minori di una fazione di Versailles. E invece stavolta erano stati chiamati in prima persona, ben consapevoli che qualcosa si era smosso. Con una certa sorpresa infatti, Monsignor Leclercq, Confessore della Regina giunse alla cittadina. La sua presenza era alquanto inusuale in quanto non lasciava mai gli appartamenti la Reggia per mescolarsi agli altri nobili. E invece, inaspettatamente, si presentò con un piccolo seguito di paggi e valletti al palazzo del Condé.

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1
Aug

Il duello

   Posted by: Federico   in Voci di Corte

Al Re Sole venne portato uno scranno dorato, mentre il Primo Ministro faceva accomodare i nobili ai propri posti.
“Duca D’Anjou, Il Re Sole ha richiesto espressamente che lei si sieda al suo fianco, accanto all’Ambasciatore di Spagna.”
“La mia amata Venere mi ha parlato di una certa questione. Lo sa vero l’interessato che il tutto si risolverà oggi?” chiese il Re Sole quando si fu finalmente accomodato, inclinando lievemente la testa verso il Duca D’Anjou e indicando alcuni moschettieri che già si stavano preparando al duello.
“Quello che chiamano il Partito del Condè,” aggiunse con una certa nota di distacco, come sei le questioni di politica non lo riguardassero, “so che ha subito duri colpi. Ma è dalla durezza dei suoi uomini che valuterò il valore di mio cugino.”
Il Duca si limitò a rispondergli con un cenno della testa.
Al duello mancavano la Regina che, come ogni mattina, era a pregare nella sua cappella in attesa del suo Confessore e il Gran Delfino, con cui il Re aveva discusso animatamente pochi minuti prima e che, con ogni probabilità, non si sarebbe presentato. Alla sinistra del Re fu invece fatta accomodare la Marchesa di Montespan.

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5
Sep

Il processo

   Posted by: Federico   in Voci di Corte

Il corpo martoriato del Gran Delfino era stato depositato sul letto della Regina. I presenti affollavano la piccola stanza, sconcertati dalla tragicità dell’evento. C’era un silenzio più che religioso, di profondo lutto. Gli unici rumori che si sentivano erano i passi sul parquet di legno e il singhiozzare di alcuni nobili.
Tra tutti spiccavano le due figure della Regina e del Re. Nessuno dei due ovviamente piangeva, ma la luce che irradiava dal Sole e dalla sua Venere si era estinta. I più acuti riuscirono persino a intravedere il belletto della Regina rigato da una lacrima materna. L’atmosfera era talmente lugubre da ricordare la Corte di Filippo II, austera e tetra, così distante da quella del Re Sole. Sorprendeva ancora di più che i nobili, avvezzi ai peggiori intrighi, fossero sinceramente afflitti da questo spettacolo, portando i più deboli persino alle lacrime.
Il corpulento Duca di Bordeaux era al fianco della Regina, singhiozzante, e la sua proverbiale gaiezza sembrava scomparsa.
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5
Sep

La grande colpa

   Posted by: Federico   in Voci di Corte

Il cerchio che si era formato per il combattimento si ruppe subito dopo che Colbert ebbe dichiarato la vittoria del Condé.
Il Duca si rivolse al Confessore.
“Non c’è tempo per festeggiare. Sono seriamente preoccupato per la salute di D’Arnot.”
“E io sono seriamente preoccupata per il destino del Piccolo Gladio.” intervenne la Marchesa.
Il Piccolo Gladio! Come ho potuto perderlo di vista?” pensò il moschettiere guardandosi attorno. Ma il veleno lo stordiva: il vociare dei nobili gli riempiva la testa e i loro corpi gli apparivano sfocati. D’un tratto lo vide, a pochi metri di lui. Riconobbe il suo volto pallido contratto dalla furia. Aveva il fioretto in mano e si stava muovendo con passo rapido e risoluto verso di loro. Il moschettiere estrasse la spada per affrontarlo, accorgendosi troppo tardi che il bersaglio non era lui.
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28
Sep

Epilogo

   Posted by: Federico   in Uncategorized

C’è gran festa alla corte di Luigi XIV. Decine di paggetti affollano le terrazze ai lati dell’enorme salone intonando con i corni una marcia trionfale. I nobili, vestiti dei loro abiti più belli e sgargianti, affollano la maestosa gradinata della reggia di Versailles ridendo e conversando con la loro usuale gaiezza.
Il Re Sole, dalla sommità della gradinata, illumina l’intera sala con il suo sorriso mentre impone la mano in segno di benedizione sulla testa china di Luigi II di Borbone, Principe di Condé, Gran Maresciallo di Francia. Il Gran Condé, inchinato ai piedi del Re suo cugino, il volto strutto dalla commozione, si volta per un attimo, con un sorriso di sincero ringraziamento, verso gli uomini che lo hanno protetto e salvato da chi tramava nell’ombra contro di lui.